“Facendo rotta verso casa”: Oche selvatiche di Mary Oliver / “Wild Geese”

Canada Goose takes off_photograph by Pat Bean_2010

Mary Oliver (born 1935)

Wild geese

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place
in the family of things.

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“Wild Geese”: from the collection Dream Work (1986)

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Mary Oliver 

Oche selvatiche

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per cento miglia nel deserto, pentendoti.
Devi solo lasciare che il tenero animale del tuo corpo
ami ciò che ama.
Raccontami della disperazione, la tua, ed io ti racconterò la mia.
Nel frattempo il mondo va avanti.
Nel frattempo il sole e i limpidi sassolini di pioggia
si stanno muovendo attraverso il paesaggio,
sulle praterie e gli alberi alti,
le montagne e i fiumi.
Nel frattempo le oche selvatiche, in alto nell’aria limpida e blu,
stanno di nuovo facendo rotta verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, forte e appassionatamente –
più e più volte annunciando il tuo posto
nella famiglia delle cose.

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Traduzione di Federica Galetto

Federica Galetto (Torino). Poetessa, scrittrice, traduttrice, appassionata di lingua e letteratura inglese e americana.

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Two “Autumn” Poems: translations by A.Z. Foreman

Hojas caídas y recolectadas_Toronto_Canadá_octubre de 2014

Dino Campana (1885-1932, Italy)

Autumn Garden
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Unto the ghostly garden, unto the laurels mute
Of the green garlands,
Unto the autumn land
– one last salute!
Out to the dried hillsides
Reddened hard in the terminal sun,
Confounded into grumbles,
Gruff life afar is crying:
Crying to the dying sun that sheds
A blood that dyes the flowerbeds.
A brass band plays
Ear-piercingly away; the river fades
Out amidst the gilded sands. In the quiet
The great white statues stand at the bridgehead
Turned; and what was once is now no more.
And from the depths of quiet, as if it were a chorus
Soft and splendorous
Yearns its way to the heights of my terrace.
And in an air of laurel,
In an air of laurel, languorous and blade-bare,
Among the statues immortal under sundown,
She appears to me – is there.
. . .

Dino Campana
Giardino Autunnale
.
Al giardino spettrale al lauro muto
De le verdi ghirlande
A la terra autunnale
Un ultimo saluto!
A l’aride pendici
Aspre arrossate nell’estremo sole
Confusa di rumori
Rauchi grida la lontana vita:
Grida al morente sole
Che insanguina le aiole.
S’intende una fanfara
Che straziante sale: il fiume spare
Ne le arene dorate: nel silenzio
Stanno le bianche statue a capo i ponti
Volte: e le cose già non sono più.
E dal fondo silenzio come un coro
Tenero e grandioso
Sorge ed anela in alto al mio balcone:
E in aroma d’alloro,
In aroma d’alloro acre languente,
Tra le statue immortali nel tramonto
Ella m’appar, presente.
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Rainer Maria Rilke (1875-1926, Bohemia-Austria-Germany)
Autumn Day
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Lord: it is time. The summer days were grand.
Now set Thy shadows out across the sun-dials
And set the winds loose on the meadowland.

Bid the last fruits grow full upon the vine,
do them the good of two more southern days
then thrust them on to their fulfillment, chase
the final sweetness into bodied wine.

Whoever has no house yet will build none,
Whoever is alone will stay alone
And stay up, write long letters out, and go
Through avenues to wander on his own
Uneasily when leaves begin to blow.
. . .
Rainer Maria Rilke
Herbsttag
.
Herr: Es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß.
Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,
und auf den Fluren laß die Winde los.

Befiehl den letzten Früchten voll zu sein;
gieb ihnen noch zwei südlichere Tage,
dränge sie zur Vollendung hin und jage
die letzte Süße in den schweren Wein.

Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.
Wer jetzt allein ist, wird es lange bleiben,
wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben
und wird in den Aleen hin und her
unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.
. . .
Translations from the Italian and the German:
A. Z. Foreman
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金子 みすゞ Kaneko Misuzu: We’re all different, but we’re all good… / Tutti diversi, tutti ugualmente giusti…

ZP_Five Egrets Descending in Snow_Japanese woodblock print by Ohara Koson,1878-1945

ZP_Five Egrets Descending in Snow_Japanese woodblock print by Ohara Koson,1878-1945

Kaneko Misuzu (Japanese poetess, 1903-1930)

“Me, the little bird, and the bell”

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私が両手をひろげても、(watashi ga ryōte wo hirogete mo)

お空はちっとも飛べないが、(osora wa chitto mo tobenai ga)

飛べる小鳥は私のように、 (toberu kotori ha watashi yō ni)

地面を速く走れない。 (jimen wo hayaku hashirenai)

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私が体をゆすっても、 (watashi ga karada wo yusutte mo)

きれいな音はでないけど、 (kirei na oto wa denai kedo)

あの鳴る鈴は私のように、 (anonaru suzu wa watashi no yō ni)

たくさんな唄は知らないよ。 (takusan na uta wa shiranai yo)

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鈴と、小鳥と、それから私、 (suzu to kotori to sorekara watashi)

みんなちがって、みんないい。 (minna chigatte, minna ii)

.     .     .

Even if I stretch out my arms

I can’t fly up into the sky,

But the little bird who can fly

Cannot run fast along the ground like me.

.

Even if I shake my body,

No beautiful sound comes out,

But the ringing bell does not

Know many songs like me.

.

The bell, the little bird and, finally, me:

We’re all different, but we’re all good.

 

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A big Thank-You to Doug for his translation from Japanese to English!

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Kaneko Misuzu (Poetessa giapponese, 1903-1930)

“Io, l’uccellino e la campanella”

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Per quanto io allarghi le braccia,

non potrò mai volare in cielo, ma

l’uccellino che può, come me

non saprà correre veloce sulla terra.

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Per quanto io scuota il corpo,

non ne uscirà un bel suono, ma

quella campanella  che risuona, come me

non saprà mai tante canzoni.

.

La campanella, l’uccellino ed io,

Tutti diversi, tutti ugualmente giusti.

 

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Traduzione di Radicchio – Grazie!

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Kaneko Misuzu

“Piled-Up Snow”

Two markedly-different translations from Japanese into English:

Special Thanks to Henry Stokeley and Cha

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積もった雪

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上の雪 寒かろな

冷たい月がさしていて

下の雪 重かろな

何百人ものせていて

中の雪 さみしかろうな

そらもじべたも見えないで

.     .     .

Above the snow it’s cold,

the icy moon shines from it.

Below the snow it’s heavy,

not a hundred men could lift it.

In the snow it’s so lonely,

neither the sky nor the bare earth are seen.

.     .     .

Top layer of snow – you must be shivering

under the frosty light of the moon.

Bottom layer – you must feel so heavy

under the weight of hundreds of human beings.

Middle layer – you must be lonely;

you can see neither sky nor earth.

 

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Kaneko Misuzu

“To Love Everything”

(translated from Japanese by Alex Fyffe)

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I wish I could love them,

Anything and everything.

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Onions, tomatoes, fish,

I wish I could love them all.

.

Side dishes, and everything.

Because Mother made them.

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I wish I could love them,

Anyone and everyone.

.

Doctors, and crows,

I wish I could love them all.

.

Everyone in the whole world

– Because God made them.

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わたしはすきになりたいな、

何でもかんでもみいんな.

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ねぎも、トマトも、おさかなも、

のこらずすきになりたいな.

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うちのおかずは、みいんな。

おかあさまがおつくりになったもの.

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わたしはすきになりたいな、

だれでもかれでもみいんな.

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お医者さんでも、からすでも、

のこらずすきになりたいな.

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世界のものはみイ んな、

神さまがおつくりになったもの.

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Riguardo alla Palestina: Versi di una “artista della parola parlata”

ZP_Palestine's Agony by Ben Heine

ZP_Palestine’s Agony by Ben Heine

Riguardo alla Palestina:  Versi di una “artista della parola parlata”

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Rafeef Ziadah

“Noi insegniamo la vita, signore!”

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Oggi, il mio corpo era un massacro trasmesso in TV.

Oggi, il mio corpo era un massacro che doveva rientrare in frasi incisive e un tot di parole.

Oggi, il mio corpo era un massacro trasmesso in TV che doveva rientrare in frasi incisive

incisive e un tot di parole abbastanza pieno di statistiche per una risposta controbilanciata.

Ed io ho perfezionato il mio inglese e imparato le mie risoluzioni ONU.

Eppure, mi ha chiesto, Signorina Ziadah, non crede che tutto si risolverebbe

se solo smetteste di insegnare tanto odio ai vostri bambini?

Pausa.

Cerco dentro di me la forza per essere paziente ma la pazienza

non è esattamente quello che ho sulla punta della lingua mentre le bombe cadono su Gaza.

La pazienza mi ha appena abbandonato.

Pausa. Sorriso.

Noi insegniamo la vita, Signore.

Noi insegniamo la vita, Signore.

Noi palestinesi insegniamo la vita anche dopo che loro ci hanno occupato l’ultimo cielo.

Noi insegniamo la vita dopo che loro hanno costruito i loro insediamenti e i muri per l’apartheid,

dopo gli ultimi cieli.

Noi insegniamo la vita, Signore.

Ma oggi,

il mio corpo era un massacro trasmesso in TV tagliato per rientrare in frasi incisive e un tot di parole.

Ma ci dia solo una storia, una storia umana.

Capisce, qui non si tratta di politica.

Vogliamo solo raccontare alla gente di lei e del suo popolo

quindi ci racconti una storia umana.

Non menzioni parole come “apartheid” e “occupazione”.

Capisce, qui non si tratta di politica.

Deve aiutarmi in quanto giornalista ad aiutare lei a raccontare la sua storia

che non è una storia politica.

Oggi, il mio corpo era un massacro trasmesso in TV.

Che ne dice di raccontarci una storia di una donna a Gaza che ha bisogno di cure?

Che ne dice di lei?

Ha abbastanza arti con le ossa rotte da coprire il sole?

Mi passi un po’ dei suoi morti

e mi dia la lista dei loro nomi in milleduecento parole.

Oggi,

il mio corpo era un massacro trasmesso in TV che doveva rientrare in frasi incisive e un tot di parole

e commuovere quanti desensibilizzati al sangue terrorista.

Ma erano dispiaciuti.

Erano dispiaciuti per il bestiame su a Gaza.

Allora, gli do risoluzioni Onu

e condanniamo

e deploriamo

e ripudiamo.

E non si tratta di due parti uguali: occupanti ed occupati.

E cento morti,

duecento morti,

e mille morti.

E nel mezzo, fra crimini di guerra e massacri,

scarico parole e sorrisi “non esotici”,

sorrisi “non terroristici”.

Ed io racconto, racconto cento morti, duecento morti, mille morti.

C’è nessuno là fuori?

Qualcuno ascolterà?

Vorrei poter gemere sui loro corpi.

Vorrei solo correre scalza in ogni campo per rifugiati

e stringere ogni bambino,

coprire loro le orecchie

affinché non debbano sentire il suono delle bombe

per tutto il resto della loro vita come me.

Oggi, il mio corpo era un massacro trasmesso in TV.

E lasciate solo che vi dica,

non c’è nulla che le vostre risoluzioni Onu abbiano fatto.

E nessuna frase incisiva, nessuna frase incisiva io possa escogitare,

non importa quanto possa migliorare il mio inglese,

nessuna frase incisiva nessuna frase incisiva, nessuna frase incisiva,

nessuna frase incisiva potrà riportarli in vita.

Nessuna frase incisiva sistemerà le cose.

Noi insegniamo la vita, signore.

Noi insegniamo la vita, signore.

Noi Palestinesi ci svegliamo ogni mattina per insegnare al resto del mondo la vita, signore.

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Rafeef Ziadah è un’attivista canadese-palestinese. Fa parte della Coalizione contro l’Apartheid Israeliano e studia all’Università York di Toronto, Canada.

Il testo originale in inglese di “Noi insegniamo la vita, signore!”è di seguito.

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Rafeef Ziadah

“We teach life, sir!”

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Today, my body was a TV’d massacre.

Today, my body was a TV’d massacre that had to fit into sound-bites and word limits filled enough with statistics to counter measured response.

And I perfected my English and I learned my UN resolutions.

But still, he asked me, Ms. Ziadah, don’t you think that everything would be resolved if you would just stop teaching so much hatred to your children?

Pause.

I look inside of me for strength to be patient but patience is not at the tip of my tongue as the bombs drop over Gaza.

Patience has just escaped me.

Pause. Smile.

We teach life, sir!

Rafeef, remember to smile.

Pause.

We teach life, sir!

We Palestinians teach life after they have occupied the last sky.

We teach life after they have built their settlements and apartheid walls, after the last skies.

We teach life, sir!

But today, my body was a TV’d massacre made to fit into sound-bites and word limits.

And just give us a story, a human story.

You see, this is not political.

We just want to tell people about you and your people so give us a human story.

Don’t mention that word “apartheid” and “occupation”.

This is not political.

You have to help me as a journalist to help you tell your story which is not a political story.

Today, my body was a TV’d massacre.

How about you give us a story of a woman in Gaza who needs medication?

How about you?

Do you have enough bone-broken limbs to cover the sun?

Hand me over your dead and give me the list of their names in one thousand two hundred word limits.

Today, my body was a TV’d massacre that had to fit into sound-bites and word limits and move those that are desensitized to terrorist blood.

But they felt sorry.

They felt sorry for the cattle over Gaza.

So, I give them UN resolutions and statistics and we condemn and we deplore and we reject.

And these are not two equal sides: occupier and occupied.

And a hundred dead, two hundred dead, and a thousand dead.

And between that, war crime and massacre, I went out words and smile “not exotic”; smile, “not terrorist”.

And I recount, I recount a hundred dead, two hundred dead, a thousand dead.

Is anyone out there?

Will anyone listen?

I wish I could veil over their bodies.

I wish I could just run barefoot in every refugee camp and hold every child, cover their ears so they wouldn’t have to hear the sound of bombing for the rest of their life the way I do.

Today, my body was a TV’d massacre.

And let me just tell you, there’s nothing your UN resolutions have ever done about this.

And no sound-bite, no sound-bite I come up with, no matter how good my English gets, no sound-bite, no sound-bite, no sound-bite, no sound-bite will bring them back to life.

No sound-bite will fix this.

We teach life, sir.

We teach life, sir.

We Palestinians wake up every morning to teach the rest of the world life, sir!

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Palestinian Rafeef Ziadah has made her voice known in her adopted city of Toronto via active participation as a spoken-word artist at events such as The Festival of Resistance marking Human Rights Day.  She is working toward a political-science Phd. through York University.

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Pier Paolo Pasolini: Versi dedicati a Marilyn Monroe

Pier Paolo Pasolini (1922-1975)

Versi dedicati a Marilyn Monroe

(morì 5 agosto 1962)

 

 

Del mondo antico e del mondo futuro

era rimasta solo la bellezza, e tu,

povera sorellina minore,

quella che corre dietro i fratelli più grandi,

e ride e piange con loro, per imitarli,

tu sorellina più piccola,

quella bellezza l’avevi addosso umilmente,

e la tua anima di figlia di piccola gente,

non ha mai saputo di averla,

perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.

*

Il mondo te l’ha insegnata,

cosi la tua bellezza divenne sua.

Del pauroso mondo antico e del pauroso mondo futuro

era rimasta sola la bellezza, e tu

te la sei portata dietro come un sorriso obbediente.

L’obbedienza richiede troppe lacrime inghiottite,

il darsi agli altri, troppi allegri sguardi

che chiedono la loro pietà! Così

ti sei portata via la tua bellezza.

*

Sparì come un pulviscolo d’oro.

Dello stupido mondo antico

e del feroce mondo futuro

era rimasta una bellezza che non si vergognava

di alludere ai piccoli seni di sorellina,

al piccolo ventre così facilmente nudo.

E per questo era bellezza, la stessa

che hanno le dolci ragazze del tuo mondo…

le figlie dei commercianti

vincitrici ai concorsi a Miami o a Londra.

*

Sparì come una colombella d’oro.

*

Il mondo te l’ha insegnata,

e cosi la tua bellezza non fu più bellezza.

Ma tu continuavi a essere bambina,

sciocca come l’antichità, crudele come il futuro,

e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere

si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.

La portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime,

impudica per passività, indecente per obbedienza.

*

Sparì come una bianca colomba d’oro.

*

La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,

richiesta dal mondo futuro, posseduta

dal mondo presente, divenne un male mortale.

*

Ora i fratelli maggiori, finalmente, si voltano,

smettono per un momento i loro maledetti giochi,

escono dalla loro inesorabile distrazione,

e si chiedono: “E’ possibile che Marilyn,

la piccola Marilyn, ci abbia indicato la strada?”

*

Ora sei tu,

quella che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,

sei tu la prima oltre le porte del mondo

abbandonato al suo destino di morte.

 

(1963)


The Face of Summer: ひまわり Tornasol Sunflower Tournesol Girasole Girassol ひまわり

 

Mang Ke (1950 – )

Sunflower in the Sun (Excerpt)

 

きみは見たのか

陽光の中のあのひまわりを

見たまえ、うつむくこともなく

頭(こうべ)をうしろにふり向け

そっぽをむいてしまった

まるで一口に

あの頸にかけられた

あの太陽の手に引っ張られている縄を

噛み切ろうとするかのように

きみは見たのか

あの頭をもたげ

太陽に怒りの視線をなげかえすひまわりを

その首は太陽をさえぎるほど

その首はたとえ太陽のない時でも

やはり光の束を輝き放っている ….. …..

 

*

 

Mang Ke

Sunflower in the Sun (excerpt)

 

Do you see?

Do you see that sunflower in the sun?

You see, it didn’t bow its head

But turned its head back

As if to bite through

The rope around its neck

Held by the sun’s hands.

*

Do you see it?

Do you see that sunflower, raising its head

Glaring at the sun?

Its head almost eclipses the sun

Yet even when there is no sun

Its head still glows. …..  …..

 

 

 

Anónima

Invocación (un extracto)

 

Quédate bajo el brillo tornasol

o arrástrame

a tu sombría transparencia

Murciélago de luz

que sabe tanto de volar

como de sueño

agarrado

del techo

y de cabeza hacia la oscuridad.

Quédate bajo el brillo tornasol y arrástrame

a tu sombría transparencia

Soy sólo yo, a contracorriente

sólo mi corazón,

piedra vertiginosa

que rueda.

 

 

 

Dale Harris (New Mexico, USA)

Manzano Sunflowers

 

You missed Indian Market

And of course the sunflowers.

As usual they swept across August

At first a few, a yellow trickle along the fence line

Then more, making pools in the pasture

And splashing down into the “arroyo”

Then, incredibly many more,

Dappling the distance,

As though a giant hand had buttered the land.

*

Yet with the entire prairie to expand into,

They prefer crowds of themselves

They mass along the roadside,

Lined up as though a parade were about to pass.

Here and there one stands alone,

But not for long.

Soon his kin will come

And there will be sunflower squalor,

There will be sunflower squalor, a floral slum.

*

Once they are out,

They will not be ignored.

Stretching their skinny stalks,

They top our roof-line,

Press against the window screens,

And peep in at the door.

Familiar foot paths to the out buildings are obscured,

And from the road we seem afloat,

Our cabin, an odd tin boat

In a sea of sunflower faces.

*

They are the most staccato of flowers.

I catch them humming snatches of polkas

And John Philip Sousa marches,

Bobbing in the wind to the Boogaloo,

The Boogie Woogie and the Lindy Hop.

I call their names,

Clem, Clarissa, Sarah Jane

To try and tame them.

*

My neighbour comes by.

She has a field full

They’re useless, she complains.

Her horses can’t eat them.

I should hope not!  I exclaim,

After she’s gone.

*

I don’t remember if you even liked sunflowers

But you liked Life

And they are all about that.

Today I wrote to your family, finally.

I expect they are occupying themselves,

With beautiful gestures

In order to get over the grief of you.

As for me, I have sunflowers…

 

 

Michèle Corti

Tournesol

 

Vieille fleur du Pérou au bel astre pareil,

Sunflower, Sonnenblume, Girasol, Girassole

L’oiseau trouve un abri sous ton grand parasol,

Au plus chaud de l’été, éclosent tes merveilles.

*

“Hélianthus annuus” ou même “grand soleil”

Tu envahis les champs de mille têtes fières

Qui rebrodent d’or pur notre dame la Terre

Frissonnante d’azur, émeraude et vermeil.

*

De ton coeur irradié par l’astre solennel

Va couler la douceur d’une huile flavescente

Radieux tournesol, sur ta tige puissante

Tu règnes glorieux, et parais éternel !

*

La folie de Vincent a cru, dans tes pétales

Entrevoir les grands feux d’un lointain paradis

Tu as su fasciner le grand peintre maudit

Qui, au milieu des champs recherchait les étoiles…

 

 

 

Eugenio Montale (1896-1981)

Portami il girasole ch’io lo trapianti

 

Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

*

Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.

*

Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.

 

 

 

Lô Borges e Márcio Borges

Um Girassol da Cor do Seu Cabelo

(Letras cantada por Milton Nascimento)

 

Vento solar e estrelas do mar

a terra azul da cor de seu vestido

vento solar e estrelas do mar

você ainda quer morar comigo.

*

Se eu cantar não chore não

é só poesia

eu só preciso ter você por mais um dia

ainda gosto de dançar, bom dia,

como vai você?

*

Sol, girassol, verde vento solar

você ainda quer morar comigo

vento solar e estrelas do mar

você ainda quer morar comigo.

 

 

 

芝不器男   Fukio Shiba  (1903-1930)

Sunflower Haiku

 

向日葵の蕊(しべ)を見るとき海消えし

Looking into the sunflower’s centre,

the sea has disappeared.


The Voice of Summer: セミ Cigarra Cicada Cigale Cicala Cigarra セミ

Matsuo Bashō (1644-1694)

セミ

 

静けさや

岩に滲み入る

蝉の声

shizukesaya

iwa ni shimiiru

semi no koe

utter silence

penetrating the rocks

the cicada’s voice

 

 

 

María Elena Walsh (1930-2011)

Como la Cigarra

 

Tantas veces me mataron,

tantas veces me morí,

sin embargo estoy aqui

resucitando.

Gracias doy a la desgracia

y a la mano con puñal

porque me mató tan mal,

y seguí cantando.

*

Cantando al sol como la cigarra

después de un año bajo la tierra,

igual que sobreviviente

que vuelve de la guerra.

*

Tantas veces me borraron,

tantas desaparecí,

a mi propio entierro fui

sola y llorando.

Hice un nudo en el pañuelo

pero me olvidé después

que no era la única vez,

y volví cantando.

*

Tantas veces te mataron,

tantas resucitarás,

tantas noches pasarás

desesperando.

A la hora del naufragio

y la de la oscuridad

alguien te rescatará

para ir cantando.

 

 

 

Roderic Quinn (Australia, 1867-1949)

The Song of the Cicadas

 

Yesterday there came to me

from a green and graceful tree

as I loitered listlessly

nothing doing, nothing caring,

light and warmth and fragrance sharing

with the butterfly and the bee,

while the sapling-tops a-glisten

danced and trembled, wild and willing

such a sudden sylvan shrilling

that I could not choose but listen

Green Cicadas, Black Cicadas,

happy in the gracious weather,

Floury-baker, Double-Drummer,

all as one and all together,

how they voiced the golden summer.

*

Stealing back there came to me

as I loitered listlessly

‘neath the green and graceful tree,

nothing doing, nothing caring,

boyhood moments spent in sharing

with the butterfly and the bee

youth and freedom, warmth and glamour

while Cicadas round me shrilling,

set the sleepy noontide thrilling

with their keen insistent clamour.

*

Green Cicadas, Black cicadas,

happy in the gracious weather

Floury-bakers, double-drummers

all as one and all together—

how they voice the bygone summers!

 

 

 

Marcel Pagnol (1895-1974)

La Cigale

 

Le soleil fendille la terre,

Aucun bruit ne trouble les champs;

On n’entend plus les joyeux chants

Des oiseaux qui chantaient naguère.

Tous par la chaleur assoupis

Sous les buissons se sont tapis.

Seule une cigale est sur l’aire.

*

Son ventre sonore se meut;

Sur une gerbe elle est posée;

Seule elle n’est point épuisée

Par l’astre à l’haleine de feu.

Et la chanteuse infatigable

Jette dans l’air brûlant et bleu

Sa ritournelle interminable.

 

 

 

Francesco Fabris Manini

La Cicala

 

La cicala del mattino frinisce

E mi sveglia su una tazzina di caffè

Bisbigliando gracili parole su ascolti assonnati

Di spettinati pensieri.

L’uscio s’apre al giorno con forzati ardori

Che dissolverà la sera sui passi

Di un solitario ritorno.

 

 

 

Olegário Mariano (1889-1958)

A Última Cigarra

 

Todas cantaram para mim. A ouvi-las,

Purifiquei meu sonho adolescente,

Quando a vida corria doidamente

Como um regato de águas intranqüilas.

*

Diante da luz do sol que eu tinha em frente,

Escancarei os braços e as pupilas.

Cigarras que eu amei! Para possui-las,

Sofri na vida como pouca gente.

*

E veio o outono… Por que veio o outono ?

Prata nos meus cabelos… Abandono…

Deserta a estrada… Quanta folha morta!

*

Mas, no esplendor do derradeiro poente,

Uma nova cigarra, diferente;

Como um raio de sol, bateu-me à porta.

 

 

正岡 子規   Masaoka Shiki (1867-1902)

セミ

 

tsuku tsuku boshi / tsuku tsuku boshi / bakari nari

nothing but

cic-cic-cicada

cic-cic-cicada